Il campo degli arcieri
Era da quando prestavo servizio nell’Esercito Ducale che non mi avvicinavo al campo d’addestramento degli arcieri.
Ho inforcato l’arco e riempito la vecchia faretra con i dardi blu e ho cominciato.
Incocco, mira, scocco.
Incocco, mira, scocco.
Tra suoni rilassanti e sensazione di ghiaccio sulle dita della mano e sulle braccia nude.
Ma è la fase dell’incocco quella che m’inquieta: la freccia resiste al movimento che le si impone così come l’arco si piega e si tira con sofferente stridire, come se entrambi si opponessero al tuo volere di tirare.
E per assurdo è proprio quell’opposizione a voi che tanto più decisa sarà, tanto più vi permetterà di tirare con potenza e guiderà la nettezza della vostra offensiva.
Questo perché dardo ed arco sono oggetti scollegati che solo la vostra volontà associa.
Non hanno conoscenza reciproca.
Voi invece avete mira, occhi, conoscenza e volontà.
Non è forse facile al potere farsi tornare utile una rabbia disordinata, una resistenza disorganizzata ed una lotta cieca?
Diventano arco e letali frecce in mano ad un abile e malvagio arciere.